Lorenzo Zelaschi
Photography

Lumbini l’incantevole

La danza degli uccelli acquatici nelle campagne del Nepal

Lumbini – febbraio 2018
Sono i primi giorni di febbraio e mi trovo nella piccola ma accogliente città di Lumbini, che in nepalese significal’incantevole.
Siamonella pianura del Terai, a circa venti chilometri dal confine indianoche ho attraversato da poco, e a 250 km dalla capitale Kathmandu.
Il clima è decisamente più fresco rispetto alla patria di Gandhi, ma a parte i primi due o tre giorni in cui c’è stata parecchia nebbia e una temperatura tale da permettere al calore del fiato di vaporizzarsi anche dentro ad una stanza, ora il sole scalda la terra e lo spirito raggiungendo – nonostante sia l’inizio dell’anno – quasi lo zenita mezzodì, poiché anche il Nepal, come l’India, si trova ad una latitudine avanzata verso la linea dell’equatore; e non appena la nostra stella diurna fa capolino, dandoci il buongiorno, i suoi influssi elettromagnetici si dimostrano decisamente più vigorosi rispetto a quelli dell’Europa in questo periodo dell’anno.

Lumbini è patrimonio dell’Unesco dal 1997 principalmente perché luogo di nascita del principe Siddharta, divenuto poi, nel corso della vita, colui che si liberò dai condizionamenti terreni.La parola Buddhaè il participiopassato del sanscrito budh – prendere conoscenza, svegliarsi – significa, quindi, risvegliato.
Siddharta fu noto anche come Tathagata, colui che ha trovato la Verità.

Questa città è uno dei luoghi più sacri del Nepal ed è una delle quattro mete di pellegrinaggio più importanti per i buddhisti: questo sito rappresenta, appunto, la sua nascita,Bodhgaya è dove si è verificata la sua illuminazione, il luogo del suo primo discorso è Sarnath, e quello della sua morte è Kushinagar; si trovano tutti in India, eccetto Lumbini, e tutti questi eventi sono avvenuti a contatto con la natura e al di sotto degli alberi.

Nell’area sacra adiacente alla città, oltre al luogo di nascita dell’Illuminato, sorgono numerosi templi e monasteri costruiti da tutti gli stati buddhisti del pianeta. Tale area è stata messa a disposizione dallo stesso stato del Nepal.
Una cosa interessante è che ogni tempio è stato realizzato mantenendo i diversi stili architettonici delle diverse nazioni in cui viene praticato il buddismo. E’ possibile visitare l’area a piedi, in bicicletta, oppure in risciò.

Nell’unica main road della città si trovano una manciata di ristoranti, appena fuori da altrettante guest house; questa zona è battuta prevalentemente da turisti provenienti da tutto il mondo, che si danno il cambio passandosi il testimone per una breve esperienza, della durata di due o tre giorni al massimo, per poi subito ripartire alla volta diKathmandu o Pokhara; poiché Lumbini, è vero, a livello di attrattive tipicamente e superficialmente turistiche risulta un po’ povera, ma se si viene da un’esperienza indiana durata qualche mese, ci farà probabilmente piacere ritrovarsi immersi nella quiete rurale e nel silenzio sacro di cui questo luogo trabocca.

Appena fuori dal minuscolo nucleo cittadino, comincia un’area costituita principalmente da prati in fiore, zone campestri e piccoli agglomerati di case e baracche, più o meno accoglienti,costruite in legno o con materiali di recupero.

Quella è la vera Lumbini, la parte che non è stata ancora troppo intaccata dall’influenza del turismo, attività che è cresciuta molto nel corso degli ultimi anni.

Lì la vita è calma, quieta, di una semplicità e di una povertà disarmanti rispetto agli standard europei.

I prati fioriti che circondano i campi coltivati, le fattorie e le case private dei contadini, sono di un bel verde acceso, con fiori gialli dallo stelo lungo, che spuntano a testa alta ed orgogliosi dalla massa di erba sottostante;sono utilizzati per ricavarne la senape.
La pianta è chiamata Brassica juncea osenape bruna, detta anche senape cinese: è alta tra 1 e 2 metri, cresce nei campi e nei ruderati – generalmente nei luoghi umidi da 0 a 500 metri s.l.m, ed è originaria del Nordafrica, dell’India e dell’Asia centrale.I semi, che se ne ricavano,sono poi mescolati con acqua, aceto, succo di limone, vino – oppure altri liquidi – sale, e spesso diversi aromi e spezie, con l’intento di creare una pasta, o salsa, di colore variabile dal giallo brillante al marrone scuro, e con un sapore che spazia dal dolce al piccante; caratteristica peculiare di questi alimenti, come anche il rafano e il wasabi.

Questi prati meravigliosi sono intervallati da pozze d’acqua di dimensioni variabili, che in questa stagione riescono raramente a diventare qualcosa di più; appariranno molto differenti durante la stagione accompagnata dai monsoni.
Per ora,quando il calore del sole aumenta e lo stato liquido dell’acqua viene mutato in gas, questi timidi, piccoli specchi d’acqua, lasciano il posto a zone acquitrinose, che in alcuni casi diventano piccole paludi; e, come a volerne cingere il perimetro, sul confine di queste zone acquose troviamo la pianta chiamata Typha Latifolia o coda di gatto comune.

La Tipha, arriva ad essere alta anche 250 cm e le infiorescenze femminili sono formate da migliaia di piccolissimi fiori di colore bruno, circondati da peli, e le spighe cilindriche marroni – a forma di salsiccia – sono lunghe fino a 30 cm.

Oltre che sul perimetro, questa simpatica pianta, dallo stelo lungo e sottile e dalla cima spumosa, forma delle false-isole, agglomerati di piante che sorgono dall’acquae non dal terreno.

Su queste distese d’acqua in trasformazione, su cui il disco dorato del sole, giorno dopo giorno, traccia pazientemente la sua orbita, possiamo osservare facilmente kingfisher(la versione asiatica del nostro Martin Pescatore), La Cicogna bianca, L’Airone bianco maggiore, pappagalli verde brillante che sgranocchiano bocciuoli di frutta secca dai rami degli alberi, il Marabù maggiore asiatico- Leptoptilosdubius, della famiglia delleCiconiidae,l’Anastomo asiatico, i più rari SarusCrane – Grus Antigone in italiano – ed altri volatili di piccole dimensioni.

La Grus Antigone è una grande gru stanziale che vive in alcune zone del subcontinente indiano, nel sud-est asiatico e in Australia.
Quando si erge sulle zampe e distende il collo,raggiunge un’altezza di quasi due metri,rendendosi ben visibile e iconica tra le specie tipiche delle zone umide aperte. È facilmente distinguibile, dalle altre gru, per via delcolore grigiodel piumaggio e per il contrasto con il bel rosso della parte superiore del collo e del capo.
Questo magnifico animale si nutre di radici, tuberi, insetti, crostacei e piccole prede vertebrate.
Come altre gru, il SarusCraneforma legami di coppia duraturi e mantiene gli stessi territori con lo scorrere del tempo,all’interno dei quali svolge esibizioni di corteggiamento costituiti da forti schiamazzi, salti e movenze simili a danze.

Se avremo la fortuna di poterci perdere nella contemplazione di questi rituali, lasciandoci trasportare dalla fantasia, ci potrà capitare di confonderele linee tracciate nell’aria dalla gru – col corpo e con le ali – per sedurre la partner, con la traccia danzante,impressa da una ballerina classica, sul pavimento di un teatro.
E come la ballerina ricerca l’amore del pubblico, donandosi nel corso della performance, la gru, danzando, cerca un partner a cui si affiancherà tutta la vita. Simbolo di fedeltà coniugale in India, si ritiene che languisca la perdita del compagno/compagna fino al punto di lasciarsi morire dalla fame.

C’è una sorta di quiete magica in queste zone lacustri: essendo l’acqua priva di onde, l’atmosfera è sospesa,la delicatezza raffinata degli uccelli acquatici che le popolano aumenta questa sensazione d’irrealtà, poiché con le loro zampe sottili sembrano procedere in punta di piedi, rispettosi del silenzio che li circonda.
La dimensione temporale è come mancante o soffusa, meno percepibile del solito;il vento, insinuandosi delicatamente tra le fronde degli alberi e tra i fasci d’erba,sembra sussurrarci qualcosa – un mistero nascosto ai sensi comuni – proprio come nel Siddhartadi Hermann Hesse, quando il principe, che presto diventerà il Buddha, l’Illuminato, seduto sulla riva del fiume capisce che, senza più la misura del tempo, il passato e il futuro sono sempre presenti,proprio come il fiume che nello stesso momento è là dove lo vediamoma è anche sia alla sorgente che alla foce. L’acqua che ancora deve fluire è il domani, ma è già presente a monte, e quella che già se ne è andata è l’ieri, che però è, appunto, ancora presente a valle.

Attimi fugaci ci permettono di metterci in contatto con “the bright side of the life” – l’aspetto davvero reale dell’esistenza – tuttavia, la nostra dimensione ordinaria, quella in cui siamo immersi, è il tutto passa;
èsinonimo di saggezza comprenderlo, poiché si tratta diuna danza che ci viene suggerito di seguire, quella in trasformazione di tutti gli elementi – le cui impronte sono già state tracciate da qualcunomolto più grande di noi – un coreografo supremo che ha messo in scena il più grande show di tutti i tempi.

Ogni tanto nelle zone umide e acquitrinose un verso rompe il silenzio. Ma è soltanto un attimo; con la puntualità di un metronomo, le zampette degli uccelli continuano a punzecchiare la superficie dell’acqua.

Le ali dell’Airone Bianco Maggiore, come lame morbide, solcano l’aria o per meglio dire l’accarezzano.
Il suo corpo ricorda quello di un pattinatore sul ghiaccio, con la tutina bianca e l’andatura delicata come se stesse sfiorando i tasti di un pianoforte.

E’ un uccello appartenente alla famiglia degli Ardeidi e ha il piumaggio completamente bianco, che non cambia nell’arco dell’anno. Il becco è generalmente giallo e le zampe sono di colore nerastro.
Come tutti gli aironi, però, possiede un abito di nozze che indossa nella stagione riproduttiva: in quel periodo il becco diventa nero e le zampe più gialle fino a diventare quasi rossastre, il piumaggio è più brillante e le piume si estendono come un ventaglio sulla parte inferiore del dorso.

Mentre vola,l’Airone Bianco Maggiore appare molto massiccio e come tutti i suoi simili tiene il collo piegato ad“S”.
Si nutre principalmente in zone umide ed in maniera solitaria – principalmente usando la tecnica del walkingslowly – solo raramente lo si vede cercar cibo in branco. Generalmente mangia pesci, insetti, anfibi e rettili; saltuariamente cattura anche piccoli mammiferi – come roditori – o nidiacei di uccelli.

La Ciconia ciconia, chiamata anche Cicogna bianca o Cicogna europea,
è un uccello appartenente alla famigliaCiconiidae ed è diffuso in Europa, in Africa e in Asia.
Questo volatile è immediatamente riconoscibile per via del suo piumaggio bianco e nero. Le sue zampe, il suo becco e il suo collo sono dotati di una fisionomia elegante e sottile e presenta un piumaggio prevalentemente bianco, con solo le remiganti – piume primarie, secondarie e terziarie – delle ali, nere. Negli esemplari adulti il becco e le zampe sono di colore rosso acceso e, in base all’età, questo colore cambia; nei primi mesi è grigio e negli esemplari giovani si può notare una fase cromatica media, poiché il colore del loro becco è nero.
La Cicogna bianca è il terzo uccello più grande nel genere Ciconiae dalla punta del becco alla punta della coda può arrivare ai centodieci centimetri, con una apertura alare di circa due metri e venti; il suo peso è intorno ai quattro chilogrammi.
In diverse parti del mondo, quando pensiamo ad una cicogna, è difficile che non ci venga in mente la non-solo-disneyana scena del trasportare un neonato. Si pensa che l’origine di questa iconografia sia dovuta al fatto che questo volatile scelga i comignoli dei camini accesi per nidificare, in quanto ovviamente più caldi; e, in epoche più povere, i camini delle case venivano accesi più spesso quando si presentava una nuova nascita.

L’Anastomusoscitans, detto L’Anastomo asiatico, è un uccello della famiglia dei Ciconiidae dell’ordine dei Ciconiiformi.
È una specie stanziale che vive nelle regioni tropicali dell’Asia meridionale, da India e Sri Lanka al Sud-est asiatico.
Con una lunghezza di soli 68 cm, è una delle cicogne più piccole.
Nella stagione degli amori il piumaggio degli adulti è completamente bianco, tranne le copritrici nere, le zampe rosse e il becco grigio-giallastro.
Come indica il nome – Anastomus significa infatti “becco aperto” – i rami del becco non si toccano mai, tranne che all’estremità.
Al di fuori del periodo riproduttivo le sue piume bianche divengono bianco sporco. Gli esemplari più giovani hanno, invece, un piumaggio dai toni marroncini.
L’Anastomo asiatico plana sfruttando le correnti termiche di aria calda e, come tutte le cicogne, quando vola il suo collo è ben disteso. Nidifica nelle aree paludose e costruisce nidi sulla cima degli alberi, dove deporrà dalle due alle sei uova. Questo uccello va alla ricerca di cibo solo quando si trova al suolo e la sua dieta è costituita da molluschi, rane e grossi insetti.

Il Marabùinvece possiede uno stile diverso: le sue ali sono possenti e quasi minacciose. Haun’apertura alare tra le più grandi di tutti gli uccelli terrestri che raggiunge quasi i tre metri.
Ha zampe lunghe e sottili ed un corpo delicato e forte allo stesso tempo; però il suo portamento non è elegante come quello dell’airone, ricorda piuttosto una guardia di frontiera, un asceta o il giocattolo meccanico dello schiaccianoci; infatti Il nome marabù deriva dal francesemarabout, che significa “asceta in meditazione”, che a sua volta viene dall’arabomurābit“guardia di frontiera”.
Purtroppo, si ritiene che, oggi, il Marabù maggiore asiatico sia una specie minacciata dal pericolo di estinzione.
Questo grande volatile raggiunge circa il metro e mezzo di altezza ed un peso che, si presume, vari dai cinque ai nove chili – poiché nessun esemplare selvatico di questa specie è mai stato pesato -, ha il collo e il capo privi di piume e il becco è un grosso cuneo, tipico delle cicogne.
Il marabù mostra invece un volo planato molto elegante e leggero, che contrasta notevolmente con la sua camminata “alla guardia di frontiera”.

Seguendo la rotta di uno di questi uccelli torno in città, alla porta della semplice ma accogliente guest house dove alloggio.
La corrente se ne è andata – succede spesso – ma questo inconveniente non dura molto.Il proprietario mi informa che fino all’anno scorso era molto peggio: spesso la città subiva quattro ore di blackout elettrico al mattino e altrettante la sera.
Questo può aiutarci a capire quanto ancora Lumbini sia a cavallo tra l’era moderna, fatta di turisti, wifi, caffè espresso all’italiana – che sono il primo a ricercare avidamente – pancake, porridge, bancomat, tour organizzati,eun passato che, per fortuna, fino ad ora permane nella quiete e nella semplicità di un luogo che non possiede molte attrattive “tipicamente turistiche”.

La naturale pace dell’ambiente circostante e lasua potente spiritualità,sono il prezioso lascito dell’aver accolto nel grembo della sua terra, duemilacinquecento anni fa,una delle guide spirituali più importantinella storia del nostro pianeta.

 

 

Enchanting Lumbini

Dance of the Water Birds in Nepal’s Countryside

Lumbini- February 2018
It’s the beginning of February and I find myself in the small but welcoming city of Lumbini, which in Nepali means enchanting.

We’re in the Terai plains, about 20 kilometers from the Indian border
that I’ve only just crossed, and 250 km from the capital, Kathmandu.
The climate is significantly cooler with respect to Gandhi’s motherland, but besidesthe first two or three days when there was quite a bit of fog and a temperature such that you could see your breath indoors in a room, now the sun is warming both the earth and spirit, reaching – even though it’s just the beginning of the year – almost zenith at mid-day.Nepal, like India, is located at a high latitude along the equator and just as our daytime star begins to appear, wishing us a
good morning, it’s clear that her electromagnetic influence is decidedly more vigorous here compared to Europe at this time of year.

Lumbini has been a UNESCOWorld Heritage Site since 1997
as it is the birthplace of Prince Siddhartha who became, over a lifetime, someone that liberated himself from his earthly constraints. The word Buddha is the past participle of the Sanskrit “budh” – to gain knowledge, to illuminate- which means, therefore, to awaken.
Siddhartha was also called Tathagata, the one that found Truth.

This city is one of the most sacred places in Nepal and is one of four
most important pilgrimage destinations for Buddhists: this site
represents his birth, Bodhgaya is where his enlightenment took place,
the place of his first speech is Sarnath, and that of his death is Kushinagar; they are all found in India with the exception ofLumbini, and all of these events occurred in contact with nature and beneath the trees.

In the sacred area adjacent to the city, beyond the birthplace of
The Enlightened One, arise numerous temples and monasteries built by all theBuddhist states on the planet. This area was made available by Nepal. An interesting fact is that every temple has been constructed maintaining the different architectural styles of the various nations in which Buddhism is practiced. It’s possible to visit the area by foot, bike, or rickshaw.

On the city’s main road, you can find a smattering of restaurants, right outside just as many guest houses; this area is the stomping groundprimarily of tourists coming from all around the world that switch off with one another, passing on their brief experiences of 2 or 3 days to the next person, then leaving abruptly towardsKathmandhu or Pokhara; it’s true, Lumbini, on a level of attractivenesstypically and superficially touristic, comes up on the low-side, but if you arrive from a trip in India lasting several months, it will likelybe a pleasant surprise to find yourself immersed, in the rural tranquility and in the sacred silence overflowing in this place.

Just outside the tiny heart of the city, an area made upmainly of blooming fields begins, countryside and small clusters ofhouses and shacks, more or less welcoming, built in wood or with recycled materials.

This is the real Lumbini, the part that has not yet been too tarnished by the influence of tourism, a business that has grown substantially in the last few years.

There, life is calm, quiet, of a certain simplicity and disarming poverty with respect to European standards.

The pastures in bloom that encircle the cultivated fields, the farms and the private houses of farmers, are of a beautiful bright green, with yellow long-stemmed flowersthat pop up, heads held high and proud amongst the hefts of grassbelow; they are used to make mustard.
The plant is called Brassica juncea or brown mustard, also known as Chinese mustard: it has a height of 1 to 2 meters and grows in the fields and in wasteland (along roads or rubbish) generally in humid places from 0 to 500 meters above sea level and is originally from North Africa, India, and Central Asia. The seeds that come from them, are mixed with salt, and often with different aromatic herbs and spices, with the intent to create a paste, or sauce which has a color that can fall between bright yellow and dark brown, and with a flavor that spans from sweet to spicy; a peculiar characteristic of these foods, much like horseradish or wasabi.

These marvelous fields are spotted with water holes of differentdimensions that, in this season, are rarely able to become somethingmore; they have a very different look during the monsoon season.
For now, when the sun’s warmth increases and the water’s liquid statehas changed to gas, these timid, tiny mirrors of water leavewetlandsin their place, that in some cases become small marshes; and as if wanting to enclose the perimeter, on the edges of this areawe find the plant called TyphaLatifoliaor cattail.

Typha can grow up to 250cm and the female inflorescenceare formed by millions of tiny brown flowers, surrounded
by hairs and the cigar-like cylindrical brown heads can be as long as 30cm.

In addition to the perimeter, this lovely plant, with its long stem andspongy tip, forms fake islands, little patches of plants that pop out of the water and not the land.

On these stretches of water in transformation, upon which the golden disc of the sun, day after day, patiently traces its orbit, we can easilyobserve the kingfisher (the Asian version of the Italian Martin Pescatore), the Great egret, White stork,
brilliant green parrots thatmunch on the buds of dried fruit from branches of the trees, theThe Greater adjutant-Leptoptilosdubius, of the Ciconiidae family, the Asian openbill, the even rarer Sarus Crane, and other birds of smaller dimensions.

The Sarus Crane is a large, non-migratory crane that lives in some areas of Sub continental India, in Southeast Asia, and in Australia.
When it stands on its legs and elongates its neck, it reaches a height of
almost 2 meters, making it prominent and iconic amongst the typical species of the open wetlands. It’s easily distinguishable from other cranes, tankto the gray color of its plumage and for the contrast with its beautiful red colors on the upper part of its neck and head.
This magnificent animal feeds on roots, tubers, insects, crustaceans, and small vertebrates. Like other cranes, the Sarus Crane mates for life and maintains the same territories overtime, within which they perform courtship rituals which involve loud noises, jumps, and movements similar to a dance.

If we happen to be lucky enough to be able to lose ourselves in the contemplation of theserituals, letting our thoughts be guided by imagination, we might confuse the lines traced in the air by the crane – with its body and wings – to seduce its partner, with a dancer’s steps, impressed upon the floor of a stage by a classical ballerina.
And like a ballerina searches for the love of the public, giving her all in the courseof a performance, the crane, dancing, searches for a partner with whom he will stay besidefor a lifetime. Symbol of marital fidelity in India, it is said that a crane will mourn the loss of its other halfto the point of its own death from starvation.

There is a sort of silent magic in these lacustrine areas: being that the wateris free of waves, the atmosphere is suspended, the refined finesse of the water birdsthat populate them adds to this sensation of unreality, given thatwith their fine feet, they seem to walk about on their tippy-toes, respecting the silence that surrounds them.
It’s as if the dimension of time is missing or subdued, less perceptiblethan usual; the wind, weaving delicately between the leaves of the trees and between thebundles, seems like its whispering something to us – a mystery hidden from ordinary senses- exactly like the Siddhartha of Hermann Hesse, when theprince, that soon would become Buddha the Enlightened, sitting along the river’s edge understands that, without
the measure of time, the past and the futureare always present, just like the river that at the same moment is there where we see it but is also both at the source and the mouth. The water thatstill needs to flow is the Tomorrow, but it is already present upstream, and that which has already gone is the Yesterday, that however, is actually still present downstream.

Fleeting moments that allow us to get in contact with “the bright side of
life”- the truly real aspect of existence – nonetheless, our ordinary dimension, the one in which we are immersed, is all things pass;it’s a synonym of wisdom to understand it as it involves a dance that we are urged to follow, that which is in transformation of all the elements-on which footprints have already been traced by someone much bigger than us- a supreme choreography that showcases that greatest show of all time.

Every now and then, in the wet, marshland, a sound breaks the silence.
But it’s just a mere moment; with the punctuality of a metronome, the tiny feet of birds continue to prance over the surface of the water.

The wings of the Great White Heron, like soft blades, cut through the air, or perhaps I should say – caress it.It’s body brings to mind that of an ice-skater, with a white leotard and a delicate gait as if grazing the keys of a piano.

This bird belongs to the Ardeidi family and it has plumage that is completely white, it does not change throughout the year. Its beak is
generally yellow and blackish legs.
Like all herons though, they possess an outfit fit for a wedding that they wearduring the mating season: during this period, their beaks become black and their legs such an intense yellow that they almost seem red, their plumage becomes shinier andtheir feathers extend outwards like a fan on the lower part of their backs.

While it flies, the Great White Heron appears massive and like all herons, keeps its neck bent into an S-shape.
They feed primarily in wetlands and in a solitary manner- using a slow walking technique- it’s rare that you see one search for food in a group.
Generally, the heron eats fish, insects, amphibians andreptiles; occasionally they catch small mammals such as rodents or baby birds.

The Ciconiaciconia, also called the White stork or European stork, is a bird belonging to the Ciconiidae family and is found throughout Europe, in Africa and in Asia.
This avian species is immediately recognizable due to its black and white plumage. Its feet, beak and neck are endowed with an elegant and slender appearance. It presents with primarily white feathers with only the primary, secondary, and tertiary coverts being black. In adults, the beak and the feet are a bright red and, based on their age, the color changes; in the first months, it’s gray and on young birds you can notice a chromatic middle phase since the color of their beaks is black.
The White stork is the third biggest bird in the genus Ciconia and from the tip of their beaks to the tip of their tails, these birds can reach 110cm with a wingspan of 2.2 meters; its weight is around 4 kilograms.
In different parts of the world, when we think about a stork, the Disney-esque scene of it carrying a newborn baby is what usually comes to mind. It’s thought that the origin of this iconography is due to the fact that this bird chooses chimney stacks as the place to build its nests seeing as they are obviously warmer;and, in the past, the chimneys of houses were more active in the presence of a birth when a newborn would be in the home.

The Anastomusoscitans, called the Asian openbill, is a bird from the Ciconiidae family and in the order of Ciconiiformi. It’s a non-migratory species of bird that lives in the tropical regions of central Asia, from India and Sri Lanka to Southeast Asia. With a length of only 68cm, it’s one of the smallest storks.During mating season, the feathers of the adults turn completely white except for their black coverts, red legs, and greyish-yellow beak.Like their name indicates- Anastomus means “open bill” – the two parts oftheir bills never touch with the exception of at the very tip.Outside of the reproductive period, their white feathers becomea dirty white color. Instead, the younger ones have plumage that is varying tones of brown.
The Asian openbillglides by taking advantage of the warm currents of air and, like all storks, fly with their necks extended. They buildnests in marshy areas on top of trees where the mother will lay anywhere from two to six eggs. This bird searches for food only whenit finds itself on the ground and its diet is mainly made up of mollusks, frogs, and large insects.

The Greater adjutant, on the other hand, has a different style: its wings are powerful andalmostthreatening. It has one of the largest wingspans of all flightless birds, reaching almost three meters.
It has long, thin legs and a body that is both delicate and strong at the same time;however its posture is not as elegant at the heron’s, it brings to minda border guard, an ascetic or a toy nutcracker;in fact, the name marabou comes from the French marabout, which means “ascetic in meditation” that in turn comes from the Arabicmurābit“borderguard”.
Unfortunately today, the Greater adjutant is considered to be at risk of extinction.
This large avian variety reaches around a meter and a half in height and has aweight that varies from five to nine kilograms, it has a featherless neck and head andits beak is a like a large wedge-shape, typical of storks. The marabou has a very elegant and light gliding manner which notablycontrasts with the way it walks in the style of a guard.

Following the route of one these birds, I return to the city, to the door
of the simple but welcoming guest house where I’m staying.
The electricity isn’t working – it happens often – but this inconvenience
doesn’t last long. The owner comes to inform me that until last year it was much worse: often the city experienced blackouts that would last four hours in both the mornings and evenings.
This might help us understand how much Lumbini is straddled between the modernera, made of tourists, Wi-Fi, Italian espresso – and I’m the first to greedily seek them out – pancakes, porridge, ATMs, organized tours, and a past that fortunately, until now, lingers in the stillness and in the simplicity of a place that doesn’t have much “touristic appeal”.

The natural peace of the surroundings and its powerful spirituality,
where two thousand fifty-five years ago, the land cradled one of our planet’s most important spiritual guides. This is its most precious legacy.

Lorenzo Zelaschi – february 2018

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