Lorenzo Zelaschi
Photography

Bangkok, la città dei sorrisi sbocciati

Delle volte accade così, ti trovi lontano migliaia di chilometri, un luogo diverso sotto molteplici aspetti dalla tua realtà di provenienza, dove si parla, si mangia e si prega con una modalità differente dal tuo paese d’origine ma, nonostante ciò, quella – fino ad ora – ignota realtà comincia a scivolare sotto pelle per poi sfrecciare nelle arterie dirette al cuore, mentre tutte le cellule del corpo vibrano di allegrezza.

Già, certi luoghi sono così, e così è Bangkok; i suoi abitanti paiono assumere la pillola della felicità insieme alla prima porzione di riso della giornata, mentre sorrisi germogliano spontaneamente dalle labbra come fiori cordiali, irradiando le giornate di una luce affettuosa di cui vi mancherà il tepore non appena ve ne sarete andati.

Sapete, in tempi ormai remoti Bangkok era un piccolo villaggio portuale, chiamato Bang Makok, ove risiedeva una comunità di immigrati cinesi per commerciare con la città di Ayutthaya, che al tempo era la capitale del Siam. Negli anni Settanta la piccola provincia di Thonburi fu inglobata nell’area metropolitana della città, proprio come accade ad una goccia d’olio che lentamente cresce e cresce, fino a che i suoi confini, espandendosi,toccano quelli della goccia più vicina; appena ciò avviene sarà impossibile distinguere l’una dall’altra.

Oggi questo mastodonte urbano è la città più grande della Thailandia, nonché la sua capitale.
Situata lungo la traccia lasciata dal lento scivolare del fiume ChaoPhraya, Bangkokrisiede sull’ansa del Golfo della Thailandia ed è una delle città più popolate e dense di traffico del pianeta, ed uno degli obiettivi principe del turismo mondiale.

Il Chao Phraya è un imponente corso d’acqua,che attraversa la città disegnando il suo percorso con una pennellata che si adagia tra palafitte e grattacieli, e i cui flutti scorrono quieti come la mente di un monaco in preghiera;e il lieve sciabordio che si percepisce dalla riva risuona come un mantra antico quanto il rumore del mondo.
Questo fiume è ampio e navigabile, e insieme ai suoi compagni di viaggio giunti da nord – gli affluenti Nan e Ping- costituisce il bacino idrografico che comprende il centro ed il nord del Paese.

Il denso territorio urbano, dall’atmosfera più che mai verace, è irrorato da una fitta rete di capillari acquatici –i canali – che partendo dall’arteria primaria – sempre il fiume ChaoPhraya– s’inoltrano nelle aree più recondite della città.
Questa forte presenza d’acqua ha fatto sì che, a volte, Bangkok venga denominata La Venezia dell’Est.
Purtroppo, nella seconda metà del XX secolo, molti di questi canali sono stati coperti dal meno poetico e più cupo asfalto,per la costruzione di nuove strade; tuttavia, fortunatamente, si possono ancora vedere trasporti di merci e passeggeri, e alcune abitazioni galleggianti, fluttuanti sulla superficie dell’acqua come innocenti fiori di loto.

Bangkok è una città davvero eclettica, e l’enorme varietà di strutture disponibili fa sì che le tipologie di visitatori -turbinanti nelle aree urbane come gocce di pioggia sospinta dal vento monsonico – siano tra le più diverse tra loro:dal backpacker senza un soldo durante il suo anno sabbatico – molto probabilmente diretto a Khaosan Road -al manager di una grande azienda in viaggio d’affari, la cui destinazione sarà con altrettante probabilità il lungofiume.

La macchina del turismo è una delle principali fonti di ricchezza di questa megalopoli turbolenta, poiché oltre ad essere la tappa quasi obbligata per i visitatori diretti in altri luoghi del paese, a Bangkok si possono scoprire innumerevoli meraviglie, come se fossimo appena precipitati nella tana del Bianconigliodi Lewis Carroll (eccezion fatta, ovviamente, per il triste mercato del sesso che purtroppo impregna certi quartieri):meravigliosi edifici storici dalla sontuosa architettura appaiono come materia giunta sulle ali di mondi fantastici, mercati quasi senza fine che parrebbero città loro stessi e, in certi luoghi, una vita notturna a dir poco “frizzante” si rimescola girando su se stessa dai pilastri delle palafitte agli attici dei grattacieli, e una smisurata scelta di varietà gastronomiche, i cui fumi aromatici, danzando nell’aria, si attorcigliano ai neon delle insegne di China Town come sinuosi dragoni nella notte.
Bangkok è questo e molto molto altro, ma ancora una volta le mie esperienze in terre orientali sospingono verso di me la sensazione – come il vento dell’est che diffondendosi sui luoghi del mondo giunge verso ovest – di quanto realmente, ancora oggi, sia fraintesa la percezione di noi occidentali rispetto a una città come questa, non più pericolosa di Roma o Milano.
Città degli eccessi, sì, per certi versi forse è vero, tuttavia la sensazione di cui sono intriso maggiormente,e quella per la quale ho sviluppato un forte amore per la Thailandia, è legata ai suoi abitanti, alla loro indole pacifica e dispensatoria di sorrisi che non chiedono nulla in cambio, se non, giustamente, rispetto per i loro usi e costumi.
Il sorriso è la curva che fa andare tutto dritto, dice un detto, incredibilmente azzeccato, secondo me. Inoltre, questa contrazione muscolare piacevole alla vista, è un linguaggio universale con il quale si può riuscire a comunicare in modo assertivo anche negli angoli più remoti del mondo.
Difatti, qui a Bangkok, pur trovandomi in questa nuova e sterminata zona urbana, mi sono sentito sempre sicuro, permettendomi di girovagare senza meta, incontrando e fotografando gente del posto, anche in zone più periferiche.
Il punto sul quale desidero mettere l’accento, è l’attitudine innata delle popolazioni asiatiche ad avere un approccio non violento nella relazione con le altre persone, e una naturale capacità – anche da parte degli uomini – di essere in contatto col proprio lato più sensibile.
Tutto questo, anche nel tramestio, nel tumulto, nel guazzabuglio urbano, di forme e colori sempre in movimento che accompagna questa città, si percepisce, come ci si accorge della sfumatura nella voce di una madre che chiama sciocco suo figlio ma lo fa con affetto.

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