Lorenzo Zelaschi
Photography

Returning the jungle to its original beauty

Jungle of Sauraha, Chitwan Park, Nepal – 22/03/2018

I am in the small town of Sauraha, in southernNepal: here a group of youngpeople, driven by high ideals, organizetrips to clean the jungle from waste; theypayeverything from theirownpockets and, in doing so, theyalso involve touristswhowant to join the experience.
I wasone of these, alternatingbetweenhelping out and takingphotographs.

Theseyoungpeopleseem to be “diamonds in the rough”, butI’msurethey are not the onlyones on the planetwho put theirpassion to the service of a greatergood.

A thoughtcomes to me:
is the world in whichwe live in, thatis, the society created by man, really so full of negativityalone and destined to self-destruction?Or do wefindourselves on top of a cusp, whereeach of usiscalledupon to make a choice, first of allwithinourselves?

Life or death? Forgivenessor resentment? Cooperation or antagonism?

There are no right or wronganswers – itisa free choicethateveryone must be able to make in theirown time – but, certainly, consequences and responsibilitieswillarise for ourselves and for thosewho come afterus, stemming from havingundertakenonedirection or the other.

Lorenzo Zelaschi – Sauraha, Chitwan Park, Nepal (28/03/2018)

 


 

RESTITUENDO GLI ALBORI ALLA GIUNGLA

Giungla di Sauraha, Chitwan Park, Nepal – 22/03/2018

Mi trovo nella piccola cittadina di SaurahaNepal meridionale – nell’area del Parco del Chitwan: qui un gruppo di ragazzi, mossi da alti ideali, spendono i loro giorni liberi organizzando delle uscite per pulire la giungla dai rifiuti; pagano tutto di tasca loro – benzina, guanti, sacchi ecc… – e, nel farlo, coinvolgono anche i turisti che vogliono unirsi all’esperienza.
Io sono stato uno di questi, alternando il dare una mano agli scatti fotografici.
L’ideatore di tutto ciò si chiama Maila Ghale, ragazzo nepalese di trentacinque anni, nato a Sauraha, padre di tre bambini di dodici, otto e tre anni.
La sua presa di coscienza inizia quando decide di recarsi a Raxaul, città dell’India situata nel distretto del Champaran Orientale, nello stato federato del Bihar, sul confine centro meridionale del Nepal.
“E’ stato orribile, mi sembrava di essere all’inferno; non mi era mai capitato di trovarmi in un posto tanto sporco in quanto a spazzatura.”
Tornato a casa, si rende conto di quanto sia fortunato a vivere nella sua rigogliosa città, circondata dalla giungla; ma, nonostante questo, gli pare che i rifiuti e la plastica abbandonati nella natura circostante le stiano facendo violenza; e tutto ciò lo fa sentire in colpa.
Si rivolge, quindi, a varie organizzazioni del posto il cui scopo è latutela dell’ambiente, e inizia a lavorare al progetto. “Qualunque cosa succederà in futuro andrà bene, la cosa importante è darsi da fare adesso.” disse all’epoca a se stesso.

Il suo parere è che: “Se non iniziamo a fare tutto questo oggi, non ci sarà un domani ad attenderci.”

Partiamo, alle sette e mezzo della mattina, su uno dei veicoli utilizzati dai turisti per andare nella foresta – pick up sul quale, nella parte posteriore, sono stati posizionati numerosi seggiolini – con il vento nei capelli e l’entusiasmo a scolpire i muscoli facciali.

L’area, in cui andremo a raccogliere più spazzatura possibile, è quella in cui scorre il Rapti River che, circa tre chilometri e mezzo più a valle, fiancheggia la città.

La luce soffusa della mattina, combinata con l’umidità notturna del suolo, per via dell’aumento della temperatura muta in una leggerissima foschia; come se volesse sfiorare l’erba, coi suoi grigi lembi, per liberarla dal sonno.

I rifiuti, gettati più a monte, sono tanti. Sommersi nel letto del fiume e sulle rive adiacenti, nei periodi di piena durante la stagione delle piogge, straripano insieme all’acqua, incastrandosi tra la vegetazione circostante.

L’attrezzatura di cui disponiamo consiste in: guanti di lattice, sacchi di juta sintetica, strette e lunghe canoe da fiume – ricoperte da uno strato gommoso – per trasportare i sacchi pieni a valle, e anche un trattore, utilizzato per lo stesso scopo.

Il 70% dei rifiuti raccolti sono contenitori di plastica, il 20% è costituito da vecchi vestiti e il 10% da oggetti tra i più disparati.
La storia dell’uomo ha attraversato stadi evolutivi importanti riguardo all’utilizzo di materiali, tra cui: l’Età del bronzo, l’Età del rame, e l’Età del ferro; noi, ora, ci troviamo nel bel mezzo dell’ETA’ DELLA PLASTICA.
Attività come quella organizzata da Maila, sembrano essere ‘perle in un mare di catrame’, paragonate alle ondate di informazioni negative che costantemente i media propagano; ma io sono certo che questi ragazzi non sono gli unici sul pianeta a mettere la propria passione al servizio di un bene più grande.

Sorge perciò in me una riflessione:
il Mondo in cui viviamo e in cui spendiamo la nostra vita – non il pianeta o la natura, bensì la civiltà creata dall’uomo – è davvero così, nel momento presente, intrisa di sola negatività e destinata all’autodistruzione? O ci troviamo, piuttosto, nel bel mezzo di una lotta tra luce e tenebre, dove ognuno di noi – in questo particolare momento storico di poco successivo al millennio appena scoccato – è chiamato a compiere una scelta, prima di tutto dentro di Sé?
Vita oppure morte? Oscurità oppure luce? Perdono oppure risentimento? Cooperazione oppure antagonismo? Tolleranza oppure intransigenza? Armonia oppure caos? Amore per sé stessi oppure non-accettazione, e quindi insicurezza, paura e odio?
Non ci sono risposte giuste o sbagliate – si tratta di una libera scelta a cui chiunque deve poter arrivare coi propri tempi – ma, certamente, conseguenze e responsabilità da portare, verso noi stessi e chi verrà dopo di noi, derivanti dall’intraprendere l’una o l’altra direzione.

Lorenzo Zelaschi – Sauraha, Chitwan Park, Nepal (28/03/2018)

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