Lorenzo Zelaschi
Photography

Recco – Un grande balcone sul vuoto dell’aria

“E così anche adesso se mi chiedono che forma ha il mondo […] devo rispondere che il mondo è disposto su tanti balconi che irregolarmente s’affacciano su un unico grande balcone che s’apre sul vuoto dell’aria, sul davanzale che è la breve striscia del mare contro il grandissimo cielo, e a quel parapetto ancora s’affaccia il vero me stesso all’interno di me[…]forme del mondo
deducibili da quei primi strapiombi e declivi, da quel mondo di linee spezzate ed oblique tra cui l’orizzonte è l’unica retta continua […]”.

È con queste parole evocative che Italo Calvino descrisse le terre liguri e la visione dell’azzurro cielo che si poggia delicatamente contro il blu mare, fino a combaciare perfettamente; noi ora, con una visione a volo d’uccello e recando nella memoria le sensazioni richiamate dalla sua descrizione, ci avventuriamo in planata verso Genova, virando ad est di soli venti chilometri, verso una cittadina che un tempo – in lingua latina – veniva chiamata Ricina o Recina, situata tra gli abitati di Sori e Camogli, in una piccola insenatura del Golfo Paradiso e ad ovest del promontorio del monte di Portofino: la città di Recco.

Furono gli antichi Romani, quando giunsero in questa zona, a scoprire la località che – all’epoca- era abitata dalla tribù dei Casmoriti. Affascinati da questi luoghi, splendidamente adagiati sul mare con la grazia di un velo di seta posato su un corpo di donna, e inebriati dagli aromi che, dalle masse d’acqua del Mediterraneo, giungono insieme ai raggi di sole sulle ali del vento marino, decisero di fondare un borgo che iniziò presto a popolarsi di splendidi velieri e galee; la cittadina divenne così una delle zone più amate del Levante ligure.

Mentre i secoli si dispiegavano come ali di gabbiano lungo l’invisibile cortina del tempo,la collaborazione con Poseidone, dovuta alla stretta convivenza con il mare, si fece sempre più sinergica, e i recchelini divennero abili costruttori nel settore marinaro, particolarmente nella costruzione d’imbarcazioni disfaccettate tipologie per la Repubblica Genovese.

Ad oggi, la città di Recco è considerata la capitale gastronomica della Liguria, e lo divenne proprio nel 1557 e nel 1646.
Successe che, per via delle incursioni di pirati saraceni, la popolazione dovette rifugiarsi sulle alture attorno alla città, dove fu costretta a sopravvivere provvista semplicemente di pochi approvvigionamenti, come olio, farina e formaggio.Allora mise in opera mani, mente e cuore, cuocendo i modesti ingredienti su una semplice pietra d’ardesia; quest’ultima, a sua volta, era riscaldata dalle fiamme creative che avvampano là dove si fondono necessità e genio, dando vita alla pietanza che ha reso famosa questa città in tutto il mondo. Nacquecosì La Focaccia col Formaggio. Questa prelibatezza gastronomica, inoltre, è stata inserita nel registro delle eccellenze alimentari europee con l’I.G.P., sigla che significa indicazione geografica protetta.

Tuttavia, solamente intorno al concludersi del XIX secolo si iniziò a servire questa specialità in alcune trattorie sorte nel borgo. La prima fu Manuelina, divenuta poi il celeberrimo ristorante che ha appena celebrato i centoventicinque anni di vita.Quest’attività, nel campo della ristorazione da più di un secolo, sceglie materie prime in modo scrupoloso e unicamente a chilometro zero, cercando di proporre ricette che valorizzino i prodotti locali e che seguano il ritmo naturale delle stagioni. Quest’approccio sensibile, radicato al territorio e alla terra stessa, non è una novità, ma una via tracciata dagli albori, e che ancora oggi viene perseguita con lo stesso amore di un tempo: […] nella cernita delle foglie del nostro basilico ci sono i nostri nonni, c’è il profumo degli ulivi e del mare, c’è la nostra terra e c’è la nostra più longeva passione […].www.manuelina.it

L’atmosfera che, nel presente,si respira per le strad ee nelle numerose calette, è una miscellanea di quiete e bellezza;l’aria è ovunque intrisa dell’inebriante profumo di salsedine che si insinua nelle narici con la stessa decisione delle Sulidae quando, per pescare, si gettano – becco rivolto verso il basso – in mare, verso la preda. E, ovunque si guardi, ci sono i segni di una vita a stretto contatto con le acque salate: boe, reti da pesca, ancore, residui di sale sui volti della brava gente in città, come pure sull’arredamento urbano, e poi barche vecchie e barche nuove, e le briciole erose dal tempo, e masticate dalla ruggine, di qualche relitto in decomposizione sotto il sole dei decenni.

 

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